Un po’ di storia
Da oltre 500 anni il popolo venezuelano lotta contro la politica coloniale di potenze straniere che pretendono appropriarsi delle grandi risorse di quella terra.
Nei primi anni dell’800, El Libertador Simon Bolivar al comando di un esercito popolare guidò la liberazione dei paesi dell’America Latina dalla colonizzazione spagnola.
Nella seconda metà dell’800 il neocolonialismo degli Stati Uniti, basato sulla Dottrina Monroe che relegava il sud del continente americano al ruolo di “cortile di casa” degli USA, si appropriò delle risorse venezuelane grazie all’imposizione di governi compiacenti.
Terre, acqua, metalli, minerali ed ogni risorsa utile (a partire dal ‘900 anche i più grandi giacimenti di gas e petrolio del mondo) venne sostanzialmente regalata dalla classe dirigente venezuelana al Nord America in cambio di ricchezze, benefici e privilegi per una ristretta oligarchia venezuelana che ha storicamente lasciato nella miseria la stragrande maggioranza della popolazione venezuelana.
Questa politica portata avanti da governi dittatoriali e da formali democrazie elettive si protrasse per circa un secolo.
Nel 1989 una rivolta popolare repressa nel sangue da esercito e polizia al costo di migliaia di morti in pochi giorni è la conseguenza delle misure economiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale.
Un Tenente Colonnello dell’esercito, indignato dalla feroce repressione comandata dai suoi superiori verso i suoi concittadini, decise di disobbedire e pianifica con altri settori dell’esercito un tentativo di presa di potere armata che si concretizza nel 1992, fallendo l’obiettivo, ma creando le premesse della storia che verrà dopo la sua scarcerazione, essendosi assunto pubblicamente la responsabilità di quell’atto.
Nel 1998, si candidò e venne eletto Presidente quell’ufficiale dell’esercito, Hugo Chavez, proponendo una riforma della costituzione ispirata a El Libertador (da cui il nome della Costituzione Bolivariana) che ottiene il consenso del 65% dei votanti.
Da allora si sono tenuti in Venezuela 31 processi elettorali (elezioni politiche, amministrative, presidenziali, referendum…). L’enorme consenso popolare rappresentato da milioni di persone in costante mobilitazione a supporto del processo rivoluzionario riversate nelle strade (ma sempre invisibili ai nostri media) si riflette anche nel voto dei cittadini che ratificano il sostegno al governo bolivariano.
Alcuni settori dell’opposizione, i più reazionari, facinorosi e violenti, con il sostegno e l’ingerenza di governi stranieri ed il supporto dell’apparato mass mediatico internazionale, non hanno mai riconosciuto l’esito delle votazioni, ad eccezione delle 2 occasioni in cui, seppur di pochi centesimi di punti percentuali, hanno ottenuto la vittoria (riconosciuta in entrambi i casi dal Governo e dalle Istituzioni dello Stato).
2024
Settimane prima delle elezioni, alcuni settori dell’opposizione avevano dichiarato che non avrebbero accettato il risultato delle elezioni.
Evidentemente percepita l’imminente sconfitta, agenzie di media USA hanno prodotto sondaggi che davano sorprendentemente in vantaggio l’opposizione.
Già nei giorni precedenti alle elezioni erano espliciti gli appelli alla mobilitazione contro il governo “a prescindere dal risultato elettorale” (denunciato anche su questo sito, 3 giorni prima delle elezioni)
Il sistema elettorale più trasparente e garantista del mondo (come riconosciuto persino da agenzie USA e dall’opposizione venezuelana) ha subito un attacco informatico che ha impedito il flusso di comunicazione dei dati (pur non potendoli modificare ma “intasando” il flusso dati che viaggia su una rete criptata, non internet).
Evidentemente come parte del piano, il conseguente inusuale ritardo di qualche ora è stato approfittato per denunciare possibili brogli elettorali (ad oggi senza alcuna prova), nonostante le informazioni comunque pervenute confermassero il dato irreversibile della vittoria del Presidente in carica, Nicolas Maduro con il 51,20% dei voti (lo sfidante più vicino si è attestato intorno al 44%).
I leader di opposizione hanno incitato la popolazione ad iniziative per generare il caos, esattamente come nel 2017, 2014, 2002…
Maria Machado, leader dell’opposizione più estremista in Venezuela, esclusa dalla corsa presidenziale per i gravi precedenti penali, e che aveva presentato il programma del suo partito dal Congresso degli Stati Uniti (in inglese!) ha fatto appello anche alle famiglie di uscire in strada con i propri figli (mentre i suoi si trovano negli USA) e contemporaneamente si sono accesi focolai di violenze negli stati del Venezuela ad opera di organizzazioni paramilitari criminali, con l’impiego di giovanissimi, manipolati, e (mal) pagati che non hanno esitato a produrre morti e feriti nel paese e ad incendiare i seggi elettorali con dentro i voti che avrebbero reclamato.
In realtà circa il 70% dei facinorosi non hanno votato o non risultano nemmeno iscritti al sistema elettorale (CNE).
La lista di atti gravi, violenti, sabotaggi, aggressioni è lunga. In nessun paese civile e democratico sarebbe accettato. Attaccati impianti elettrici che alimentano intere regioni; i sistemi di comunicazione; persino scuole ed ospedali… non sono azioni giustificabili dal malcontento per una sconfitta elettorale, sono le gravissime conseguenze di un piano eversivo premeditato, organizzato e foraggiato da grandi potenze che utilizzano soggetti fragili della società venezuelana e non, come carne da cannone. Come in effetti si sta rivelando anche grazie alle confessioni delle decine di delinquenti arrestati.
La polizia e l’esercito stanno ristabilendo l’ordine nelle strade del paese, ma questi episodi sono stati utilizzati dai media internazionali per raccontare una “verità alternativa” di un paese in rivolta per la “libertà e la democrazia”. Fake news, video maldestramente manipolati, decontestualizzati, sono alla base dell’informazione mainstream che arriva anche in Europa e in Italia, dove non compaiono i milioni di persone scese in strada a sostegno del Governo e del Presidente Maduro.
I burattinai da Washington danno tutto il sostegno politico, economico, mediatico all’opposizione attraverso l’utilizzo dei social media (Elon Musk ha pubblicamente minacciato Maduro) e istituzionale: il governo USA si è affrettato a riconoscere il candidato sconfitto Gonzales come novello “Guaidò 2.0”, il Presidente venezuelano virtuale scomparso dai radar (e oggi accusato dai suoi ex colleghi di partito di essersi intascato i “fondi per la democrazia” forniti dagli USA con cui ha acquistato proprietà immobiliari in Europa).
I governi sudditi d’Europa e del mondo, si accoderanno, prenotando l’ennesima figuraccia globale, aumentando la siderale distanza politica tra i governi e i popoli… In Italia ormai il primo partito assoluto è l’astensionismo con il 54% dei (non) voti.
Allo stesso modo i nostri mass media asserviti al modello nordatlantico ripetono a pappagallo le veline del Dipartimento di Stato USA, in barba al giornalismo, alla deontologia, alla verità, ed ai cittadini lettori che avrebbero il diritto di conoscere la realtà e sono invece trattati (non sempre a torto) come pecoroni ignoranti e manipolabili.
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COME FINIRÀ?
I 5 poteri previsti dalla Costituzione Bolivariana del Venezuela sono incarnati in solide istituzioni tutelate dall’unione civico-militare del popolo e sapranno superare anche questa circostanza.
Ma il prezzo da pagare per queste ingiustizie dipenderà molto anche dalla solidarietà e dal sostegno dei movimenti, delle organizzazioni popolari e dai singoli cittadini che si opporranno alle politiche coloniali di saccheggio, capendo che siamo tutti vittime di un sistema che ci manipola e sfrutta e che pretende schiacciare chi vi si oppone. Capendo che la cosiddetta “comunità internazionale” accetta solo i risultati elettorali che convengono. Capendo che la vittoria di Maduro in Venezuela rappresenta la vittoria del popolo sovrano organizzato sulle èlites e le oligarchie più potenti del mondo.
Le elezioni si sono concluse, come comunicato dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale) e già ratificato dal TSJ (Tribunale Supremo di Giustizia) a cui è stato richiesto di sottoporre a verifica il processo elettorale. I Risultati definitivi sono pubblici. Al processo hanno assistito 9 candidati presidenziali su 10, vincitore e vinti hanno preso atto della realtà in modo libero, sovrano, civile, costituzionale e democratico. Nicolas Maduro Moros è stato eletto per volontà espressa e constatata da 6 milioni e mezzo di venezuelani, la maggioranza assoluta degli elettori. Rispettiamoli.






